Planetario

Il planetario è uno strumento ottico-meccanico utilizzato per riprodurre in modo estremamente realistico la volta celeste.

Il planetario è sostanzialmente un particolare tipo di proiettore che utilizza come schermo una cupola semisferica con dimensioni che possono andare dai 3 ai 25 metri di diametro.
Il termine planetario è utilizzato, per estensione, per indicare l’edificio che lo ospita ma anche dei software informatici in grado di riprodurre la volta celeste sul monitor del computer.
In Italia sono presenti circa 40 planetari, i più importanti dei quali sono: il Planetario di Milano, il Planetario e Museo Astronomico di Roma, di Modena, di Firenze, di Torino, di Lecco e Ravenna. Essi sono utilizzati dai Comuni o dalle associazioni di astrofili con la finalità di divulgare l’astronomia.

Le coordinate celesti servono per identificare la posizione degli astri sulla sfera celeste. Alternativamente, visto che nella realtà essi hanno distanze diverse da noi, le coordinate celesti individuano una direzione orientata, ossia una semiretta originata nell’osservatore e passante per l’astro.

Coordinate orizzontali

Le coordinate orizzontali, chiamate anche coordinate altazimutali, sono riferite all’osservatore, presupposto immobile, e quindi per ogni astro variano continuamente, e dipendono dalla posizione dell’osservatore. Si prendono come riferimenti:
l’orizzonte, circonferenza massima che separa l’emisfero celeste visibile da quello invisibile;
il meridiano locale, circonferenza massima passante per lo Zenit dell’osservatore e per i poli, che incontra l’orizzonte nei punti Nord e Sud;
il piede dell’astro (corrispondente al meridiano celeste passante per l’astro), punto dell’orizzonte più vicino all’astro.
Quindi si ottiene:
Come ordinata: l’altezza (h) è la distanza angolare dell’astro dall’orizzonte, e varia tra -90° e +90°.
Come ascissa: l’Azimut (A) è la distanza angolare tra il punto Nord e il piede dell’astro (corrispondente alla distanza angolare tra meridiano locale e meridiano passante per l’astro), misurata in senso orario, e varia tra 0° e 360°.
Le circonferenze minori formate dai punti di uguale altezza sono i cerchi d’altezza o almucantarat. Le semicirconferenze massime comprendenti i punti di un dato Azimut si chiamano verticali.
A volte, al posto dell’altezza si usa la distanza zenitale (z), che è la distanza angolare dell’astro dallo Zenit dell’osservatore e che varia da 0° a 180°. In ogni caso z è angolo complementare di h, infatti z + h = 90°.
Coordinate equatoriali

Esistono due tipi di coordinate equatoriali: si parla, infatti, di sistema equatoriale fisso (detto anche sistema a coordinate equatoriali orarie) e di sistema equatoriale mobile (detto anche sistema a coordinate equatoriali celesti).

Coordinate equatoriali orarie
Nel primo sistema equatoriale si prende come piano di riferimento l’equatore celeste, ossia l’intersezione del piano dell’equatore terrestre con la sfera celeste, dal quale si misura la declinazione, mentre come punto di riferimento si sceglie il punto di mezzocielo M, che è l’intersezione del meridiano locale e dell’equatore celeste, dal quale si misura l’angolo orario.
Dunque, le coordinate del primo sistema equatoriale sono:
l’angolo orario, che è la distanza angolare tra il punto di mezzo cielo M e l’intersezione del meridiano passante per l’astro con l’equatore celeste; si misura in ore, minuti e secondi (0^h, 24^h) a partire dal punto M in senso orario;
la declinazione, ossia la distanza angolare tra l’intersezione del meridiano per l’astro e l’equatore celeste e l’astro stesso; si misura in gradi, primi e secondi (0°,90°) a partire dall’equatore fino ai poli, quindi si parla di declinazione positiva nell’emisfero boreale e di declinazione negativa in quello australe.
Mentre la declinazione non cambia con l’osservatore, l’angolo orario sì. Allora, si introduce un altro sistema di riferimento, il sistema equatoriale mobile, in cui le coordinate non variano con la posizione dell’osservatore e col moto diurno della sfera celeste.
Coordinate equatoriali celesti [modifica]
Questo secondo sistema permette una localizzazione completamente indipendente dalla posizione dell’osservatore.
Si prendono come riferimenti:
l’equatore celeste;
i cerchi orari (o meridiani);
il punto d’ariete (?), ossia l’intersezione dell’eclittica (il piano su cui giace il moto apparente del Sole rispetto alla Terra che è inclinato rispetto all’equatore celeste di un angolo di 27° 26’ 32?) con l’equatore celeste, ed è il punto in cui il sole passa dalla semisfera sud a quella nord.
La declinazione (?) di un astro è la sua distanza angolare dall’equatore celeste (da -90°, al polo sud, a +90° al polo nord).
L’ascensione retta (?) di un astro è la distanza angolare tra il punto d’ariete e l’intersezione del suo cerchio orario con l’equatore celeste; si misura a partire dal punto d’ariete in senso antiorario in gradi (0°, 360°) o equivalentemente in ore ponendo 1h = 15°.
A volte, al posto della declinazione si usa la distanza polare (p), che è la distanza angolare dell’astro dal polo nord celeste e che varia da 0° a 180°. In ogni caso, p + ? = 90°.

Conversione tra coordinate equatoriali e altazimutali

Per passare dal sistema altazimutale al sistema di coordinate equatoriali – e viceversa – bisogna effettuare delle trasformazioni matematiche.
Per convertire la declinazione (?) (coordinate equatoriali) in altezza (h) (coordinate altazimutali) è necessario conoscere la propria latitudine (?):

Per convertire l’ascensione retta (?) (coordinate equatoriali celesti) in angolo orario (H) (coordinate equatoriali orarie) è necessario conoscere il proprio tempo siderale (TS):

Per ottenere l’ azimut (A) (coordinate altazimutali) a partire dall’ascensione retta (?) (coordinate equatoriali celesti) bisogna invece trasformare l’angolo orario (misurato in h m s) in gradi sessagesimali.

Coordinate galattiche

Le coordinate galattiche prendono come piano di riferimento quello galattico che forma un angolo di 62°41′ con l’equatore celeste e come direzione di origine quella del centro galattico individuato dalle misure di radioastronomia e collocato nella costellazione del Sagittario (?=17h 42m 30s, e ?=-28°55’18?).
Questi riferimenti permettono di definire un polo nord ed un polo sud galattico tramite la direzione normale al piano galattico e passante per il Sole. Il polo nord galattico ha coordinate equatoriali ?=12h 49m e ?=+27° 24’.
Si definiscono una longitudine galattica (l) ed una latitudine galattica (b), entrambe misurate in gradi.
La latitudine galattica è tracciata sui cerchi massimi passanti per i poli e varia da b=-90° (polo sud galattico) a b=+90° (polo nord galattico).
La longitudine galattica varia da l=0° (centro della galassia) a l=360° ed è crescente nel verso di rotazione della Via Lattea (vista dal polo nord la longitudine cresce in senso antiorario).

Cambiamenti delle coordinate celesti

A causa dei movimenti a lungo termine della Terra (primo fra tutti quello conosciuto col nome di precessione degli equinozi), gli astri non hanno coordinate celesti del tutto fisse ma si spostano col tempo. Questo movimento è indipendente dal moto proprio delle stelle, perché si tratta di un movimento dell’osservatore piuttosto che dell’astro. Ad occhio nudo e su scale di pochi anni è impercettibile, ma per le osservazioni astronomiche si pone il problema di specificare a quale istante una coordinata si riferisce. È stato perciò inventato il concetto di epoca: tutte le coordinate si specificano rispetto ad un’epoca, ed esistono algoritmi per passare da un’epoca all’altra.
Nonostante l’entità dello spostamento possa apparire irrisoria su brevi periodi, su una scala di tempo di millenni esso può portare a notevoli variazioni nelle posizioni degli astri; ad esempio, tra circa 13000 anni il polo nord celeste sarà indicato da Vega, e non più dalla Stella Polare.