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Idealismi


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Angelo Barone
l’ultimo idealista
LA RUGGINE E L’ARTE SENZA TEMPO
Credo di poter collocare con sicurezza Angelo Barone tra i migliori pittori del panorama italiano odierno, nella fascia mediana riservata alla produzione oscillante tra le esigenze opposte di innovazione e tradizione. Autodidatta, ha vissuto interamente sulle sue spalle i problemi di un’arte bella quanto dura, ha pure vissuto in solitudine il dissidio non solo generazionale tra Ottocento e Novecento. Con dolore e lucida autocoscienza egli sente sé stesso come quel creativo di transizione che la maturità delle sue ultime opere ha rivelato. Ma non pensate a lui come un artista-filosofo in torre eburnea. E’ conscio ed orgoglioso delle proprie origini contadine che dice : “gli hanno forgiato il carattere e raffinato l’anima.” Pur non accademico ma informato, ha scelto la buona pittura della tradizione a pennello su tela, la pazienza certosina del tratto a pennello, il confronto coi grandi del passato, per esprimere il suo mondo interiore. Scelta che han fatto in molti, per non essere travolti dalle correnti audaci ben lontane dal realismo, dopo l’Impressionismo e prima dell’ultimo “-ismo” di tendenza. Se è vero che la sua è un’arte che si inserisce nel filone della tradizione, è anche vero che non si presenta senza creatività ed originalità. Queste stanno nel discorso della forma. In effetti Angelo tra le disperate ricerche espressive attuali ed i modi antichi, alimentato dalla propria sete d’infinito, inaugura con le sue opere, un posato amplesso che può essere fecondo di novità. Crede di dover cercare i rapporti tra le realtà oggettive, vuole scoprire i motori, i marchingegni che regolano le cose sulla terra: i rapporti interpersonali, la storia, la cronaca, le microstorie di tutti noi. È certo di averne visti alcuni. Li descrive. Osserva e riosserva. Su qualche parte crede di vedere ruggine…
Si dedica ad una ricerca di volti e figure significanti scelte dalla storia dell’arte. Ne cerca l’anima, ne riproduce l’occhiata, il gesto ,la postura che qualifica l’interiorità del personaggio, fa sua l’indagine del grande maestro d’arte senza stravolgerla. Non altera minimamente i tratti somatici. La differenza sta nello spessore della materia pittorica e nel cromatismo, che costituisce nell’opera la restituzione all’antico necessaria per la sua lettura.“Basta un gioco di spatola, pennello e velature e la rimando indietro nel tempo…” Egli stesso confessa: “ è cosi che la storia dell’arte, la grande pittura, cominciò a farsi strada nella mia consapevolezza “. E, senza la ritrosia solita, continua con poche parole rivelatrici: “ con gli anni i carichi di responsabilità aumentano. È la fatica per diventare pittore “. Si svelano così i termini delle sue ricerche: egli conviene che “ in realtà non si scava sulla tela, ma dentro sé stessi. La tela è solo uno specchio. È la tua anima che si materializza “.
Ora che la diffidenza interpersonale si è sciolta, anche le parole escono senza intoppi ed il pensiero, prima gorgogliante, ora fluisce.“ Più scavi e più vai in profondità. Si aprono nuove porte. Compaiono mondi mai visti prima. Subentra la paura, la paura di non poter chiudere il cerchio. Sei davanti ad una scelta: andare avanti? Tornare indietro? Dipende solo dalla tua sete di conoscenza…” L’orecchio porta alla mente immagini d’un alone di sogno platonico, ideale, di un arte senza tempo connaturata con l’artista ed il cui centro è, dolorosamente o gioiosamente, l’uomo.
di Prof. Luigina Furlan – Storico dell’Arte
Marzo 2007